OVE COTANTA IGNORANZA DIMORA

Precedenti capitoli:

Con questa gente di parlar tacendo

Prosegue in:

L’eclissi della Luna nuova

Foto del blog:

Negromanti e i libri proibiti… (1) &

Negromanti e i libri proibiti… (2)

Da:

i miei libri

 

 

P7250131

 

 

 

 

E tu a me: ‘Perché l’ombra più dura,

Io dico, nelle notti dell’inverno,

E varia d’estate sua figura?’

Ed io a te: In ciò pon cura e guarda:

Sei segni son d’inverno, i quali discerno

La notte in che ciascun suo moto tarda;

 

Nell’oriente nascono diretti

Da Cancro a quella stella che saetta.

Guarda la sfera se in ciò ti diletti.

Gli altri sei segni poi nascono torti:

Ciascun nascondendo lo suo moto affretta.

Io so che questi detti a te son forti.

 

Da Capricorno fino al doppio segno

Nascono torti di verno nel giurno:

La notte gli altri son sul nostro regno.

Li segni dritti nascono d’estate.

Non varia già mai il moto diurno

Le note che dal primo gli fur date.

 

Tien ciascun segno a nascere due ore;

Sei nascono di giorno e sei di notte,

Secondo ch’è il voler del lor motore.

Ventiquattr’ore è il giorno naturale;

L’ore non sono uguali, ma ridotte,

Quelle, dico, del giorno artificiale,

 

Il quale è tanto, fin che il Sole alluma

Una fiata tutto l’orizzonte:

Così la gente lui chiamar costuma.

Artificiale è detto, perché l’arti,

Infin che il Sol non posa, tegnon fronte;

Or ti sia a mente se di qui ti parti.

 

E tu a me: ‘Or dimmi se quest’ombra

E’ luce o corpo ovver natural atto,

Ché gran pensier di ciò la mente ingombra’.

Ascolta: tutto ciò che è qualitate,

Io dico ed in concreto ed in astratto,

Natura, che sia corpo, ciò non pate.

 

Sopra le cose corporate e miste

La luce è forma ch’io dico eccellente:

Tolta dagli occhi, par che ognun s’attriste.

E tu a me: ‘Or questo onde procede,

Che senza luce l’uom divien dolente?’

Ed io a te: Natura ciò concede.

 

Gli spiriti son lustri per natura,

E simile con simil si conforma;

Così gli spirti con la luce pura.

Ciascun s’attrista quand’ombra lo prende,

Siccome pel contrario si disforma

Dall’allegrezza che prima comprende.

 

Com’io distinguo qui, fa’ che sii attento,

E della luce ti fa noto tutto

Il termine del ver, com’io lo sento.

Dico: la luce in due modi s’intende.

Oh quanto distinguendo nasce frutto

Quando per la fallacia alcun contende!

 

La luce ch’esce dallo primo agente.

Ha luminoso corpo ed esso è attivo,

Ed essa è forma sostanzialmente,

E il fulgore di lei che cerca il misto,

Il quale è oggetto del senso motivo,

E’ accidente. Qui più non resisto.

Più ch’io non voglio dire, intendi ed odi,

La luce distinguendo in questo modi.

 

(Cecco D’Ascoli, L’Acerba)

 

 

 

 

P7270180

 

OVE COTANTA IGNORANZA DIMORAultima modifica: 2018-07-27T00:02:27+02:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento