AL DI LA’ DEL MARE: un americano (6)

 

Precedente capitolo:

Al di là del mare: un americano (5)

 

railroad2

 

Prosegue in:

Rivoluzionari &

Owl Creek &

Billy the Kid

 

al22

 

Foto del blog:

Al di sopra delle grandi vette (1) &

Al di sopra delle grandi vette (2)

Da:

i miei libri

 

 

al19

 

 

 

 

 

 

 

…. Somiglianza dell’Europa: contese senza fine, un milione di uomini

incessantemente in armi dalle due parti del Potomac, e da qui, militari-

smo, convulsioni interne, reazione sociale. La vittoria dell’Unione avreb-

be non solo salvato la democrazia americana per l’oggi, ma l’avrebbe

preservata per i tempi futuri, ed essa avrebbe potuto allora passare al-

l’offensiva e dare il suo aiuto ai popoli d’Europa il giorno in cui nel Vec-

chio Continente si dovessero combattere le decisive battaglie per la

disfatta delle tirannidi e l’avvento della libertà…

 

al21

 

Così Lincoln si levava, con l’impressionante realismo dei visionari, a

spingere lo sguardo non solo al di là dai confini del suo Continente, ma

addirittura oltre il tempo, verso i secoli venturi. Portandosi ad un’altezza

infinita ponderava il futuro e tracciava le direttrici della politica americana

per un secolo a venire.

Certo non poteva valutare appieno il continente misterioso che da quell’-

altezza riusciva a intravvedere: in esso vi erano specchi e foreste e su

molte aree gravava pauroso l’ignoto; forze oscure e latenti vi si sarebbe-

ro scatenate, che egli non poteva per anco misurare. Ma l’audacia e l’-

immensità della sua prospettiva lo elevavano sopra tutti i politici della

sua era, sopra il dignitoso e prestigioso Jefferson Davis, sopra l’abile e

astuto Seward, sopra il Sud e il Nord, nella visione della grande Demo-

crazia capace di guarire da sé con pazienza e perseveranza le sue

piaghe e di porgere al mondo una mano fraterna.

 

al24

 

Al servizio di questa causa Lincoln recava le sue doti rare di carattere:

la schiettezza e l’onestà, la bontà profonda, la sincerità, la fermezza.

Paziente e comprensivo ma saldo; umile e modesto ma pieno di digni-

tà; portato istintivamente a valutare con esattezza la natura umana e

capace di trarre da ogni individuo il meglio, egli era il più indicato per

trattare con gli uomini, il più adatto ad amalgamare e far lavorare as-

sieme persone diverse e che talora si detestavano.

Se Davis fu mai capace di creare un vero governo ‘di gabinetto’, Lin-

coln invece non lavorò mai che sulla base di una scelta équipe. A

differenza del suo grande avversario, non fuggiva gli uomini di sal-

do carattere e di forte personalità, ma cercava di averli vicini a sé;

sapeva come prendere ciascuno per il suo verso, soggiogarlo e

porlo al lavoro; non imponeva mai: argomentava, discuteva e per-

suadeva.

 

al41

 

Pochi statisti furono come lui abili ed esperti conoscitori di uomini.

Pronto a transigere su tutto, era inflessibile sulle questioni di princi-

pio; sapeva convincere, ma possedeva, sotto il guanto di velluto, un

pugno d’acciaio.

La gente semplice del suo Illinois lo amava.

Egli era salito in alto senza staccarsi da loro, era rimasto ‘l’onesto

Abe’, il buon avvocato della povera gente, il figlio del popolo nato nel-

la capanna di tronchi, sulla selvaggia frontiera. Non era diventato una

macchina politica, era rimasto un uomo. E in certi momenti la sua ca-

pacità di comprendere e di soffrire, che non si era lasciata ottundere

dalla politica, lo assillava. Allora egli sentiva profondamente la misera e

il mistero della condizione umana e cadeva in crisi profonda, inconso-

labile malinconia (che qualche odierno imbecille potrebbe confondere

per ‘depressione’).

 

as4

 

Come tutti gli uomini capace di ironizzare, pronti alla battuta e allo scher-

zo, il suo animo celava una vena di tristezza, e spesso in lui il riso pale-

se nascondeva, occulte, le lacrime… Egli aveva sognato una patria

grande per la sua benevolenza e la sua bontà, ed ecco: era costretto a

guidare un popolo che stava per impugnare le armi. Aveva amato la pa-

ce, e stava per divenire il condottiero di una tra le guerre più tremende e

inesorabili. Aveva amato ed amava tutti gli uomini, e stava per scagliar-

ne una parte contro un’altra. Sì, in certi momenti la tristezza lo assaliva

e, forse, presentimenti oscuri si affacciavano ancora informi al suo ani-

mo pieno di infinita pietà per tutti gli esseri viventi.

 

al3

 

Il cocchio si avvicinava al Campidoglio di cui ora era possibile vedere

chiaramente la grande cupola in costruzione, con solo il basamento già

terminato. Non era quello il simbolo dell’Unione, ancora soltanto per me-

tà edificata e già minacciata di distruzione?

I soldati vegliavano ai crocevia.

Quando Lincoln era partito in treno da Springfield pioveva. La folla muta,

ammassata attorno alle rotaie nel giorno tetro e grigio, aveva notato sul

suo viso una espressione di tristezza sconfinata quasi tragica.

Poi il treno si era avvicinato lentamente, si era allontanato.

 

Train-Depot

 

Giunto a Filadelfia, Lincoln era stato avvertito che in Baltimora, città su-

dista, si tramava per assassinarlo in occasione del suo passaggio. Già:

oltre la Pennsylvania c’era la Linea Mason e Dixon, ed oltre quella linea

c’era il Sud.

Washington stava là, come un posto avanzato in mezzo ad un territorio

potenzialmente nemico. Così egli aveva dovuto traversare Baltimora in

segreto e di notte, ed era arrivato a Washington quasi di nascosto alle

sei del mattino.

Ora il cocchio presidenziale era giunto al Campidoglio.

Nel luogo classico ove tutti i Presidenti avevano prestato giuramento, sul-

la scalinata est, era stato costruito un palco; due batterie di artiglieria vigi-

lavano l’edificio: tiratori scelti erano appostati alle finestre e sui tetti.

Poi il Presidente trasse un fascio di carte e con voce chiara, limpida, sen-

za enfasi, piena di fermezza, cominciò la lettura…..

 

al7

 

Concittadini degli Stati Uniti; sembra esista un sentimento di apprensione

tra la popolazione degli Stati del Sud, che, in seguito all’avvento di un Go-

verno Repubblicano, la loro proprietà, la loro pace e la loro sicurezza per-

sonale abbiano ad essere minacciate. Non vi è mai stato alcun ragione-

vole motivo per simile preoccupazione… Io dichiaro che non ho alcuna

intenzione di interferire, né direttamente né indirettamente, nell’istituzione

della schiavitù in quegli Stati ove essa esiste. Credo di non avere alcun

diritto legale di far ciò, e non ho alcuna inclinazione a farlo. Io, ritengo,

però, che secondo la legge universale e la Costituzione, l’Unione di que-

sti Stati sia perpetua. La perpetuità è implicita, anche se non espressa-

mente citata, nella legge fondamentale di tutti i governi delle nazioni.

E’ sufficiente dire che nessun governo correttamente stabilito ebbe mai

nella sua legge istitutiva alcuna clausola alla Costituzione ed alle leggi,

 

al45

 

l’Unione è tuttora intatta; ed io farò tutto quanto sta in me, come la Co-

stituzione stessa espressamente mi impone, affinché le leggi dell’U-

nione siano regolarmente applicate in tutti gli stati. Per far ciò non c’è

bisogno di spargimento di sangue o di atti di violenza: e non ve ne sa-

ranno, a meno che l’autorità nazionale non vi si veda costretta.

Il potere che mi è stato dato sarà usato allo scopo di tenere, occupa-

re e possedere la proprietà e le località appartenenti al Governo, ma a

parte ciò non vi sarà invasione, né uso della forza contro o tra la gente

di alcuna località. Nelle vostre mani, miei concittadini scontenti, e non

nelle mie sta la tremenda possibilità della guerra civile. Il Governo non

attaccherà voi (anche se in questi giorni funesti io vedo lo spettro della

schiavitù come un male…)…  

(R. Luraghi, Storia della Guerra Civile Americana)

 

 

 

 

 

 

4a39899r

 

AL DI LA’ DEL MARE: un americano (6)ultima modifica: 2014-01-18T00:02:01+01:00da giuliano106
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento