AL DI LA’ DELLA LINEA NEMICA: gli inglesi (4)

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Il senso del ‘viaggio’

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Pensieri eretici contro-tempo 

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Il senso del ‘viaggio’ (1) &

Il senso del ‘viaggio’ (2)

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i miei libri

 

 

nono luigi 7

 

 

 

 

 

 

Su un rilievo, che domina il passaggio obbligato della strada, si trova,

a rinforzo di questa guarnigione, il nostro tenente e la sua truppa che

erano di stanza a Raibl.

Trovammo cataste di legname, predisposte per costruire palizzate,

ai lati della strada, il che denotava che ci si preoccupava di predispor-

re opere di difesa. Notevole era anche, sotto i bastioni, il bel bassori-

lievo, fuso in bronzo, di un leone morente; esso giace con il petto tra-

fitto da una lancia, ma le zampe sono ancora protese sullo scudo

imperiale.

Si tratta di un’altra di quelle frequenti testimonianze, nel territorio del-

le Alpi orientali, del disperato conflitto con gli invasori francesi. Sul

fronte del monumento, scolpito in caratteri dorati, un’iscrizione ricor-

da l’eroica morte di Johann Hermann, capitano dell’i.r. e dei suoi

compagni.

Il passo è stato più volte teatro di tali battaglie.

 

thomas ender 6

 

Nel 1797 Massenna espugnò Pontebba e sconfisse l’arciduca

Carlo a Tarvis, mentre un reparto francese al comando di Serru-

rier, avanzando sul Predil, assalì il forte e catturò o disperse un

gran numero di austriaci che si ritiravano dal Tagliamento lungo

quella strada, con artiglierie e rifornimenti, per ricongiungersi con

l’arciduca.

Subito dopo, lo stesso Napoleone trasferì il suo quartier generale a

Tarvis per una o due notti, durante la sua avanzata su Klagenfurt,

incalzando gli austriaci attraverso la Carinzia e quindi la Stiria, fin-

ché la pace stipulata a Leoben pose fine alla sua marcia.

Nel 1809 la contesa ebbe un carattere diverso e ne furono prota-

gonisti i contadini del Tirolo.

 

jg7bis

 

Risulta tuttavia che il presidio di questo passo era affidato a truppe

regolari agli ordini dell’ufficiale del Genio, ricordato nell’iscrizione sul

monumento. Macdonald dall’Italia e Marmont dalla Dalmazia stavano

allora avanzando a sostegno di Napoleone nella campagna ch’ebbe

termine con la battaglia di Wagram e probabilmente furono due dei

reparti di Macdonald, forti ciascuno di 6000 uomini, che attaccarono

simultaneamente il presidio di Malborghetto, in territorio di Pontebba,

e il forte del Predil, che allora sorgeva molto più in basso.

Il capitano Hermann e i suoi uomini perirono coraggiosamente nella

sua difesa e la guarnigione di Pontebba si imolò eroicamente nel me-

desimo intento.

A Unter Preth c’è una piccola locanda.

 

emil kircher 4

 

Non ci eravamo fermati per la cena – che del resto nessuno avrebbe

potuto prepararci – perché era scoppiata una furibonda baruffa fra il

cane di Unter Preth e quello di Raibl, che aveva voluto accompagnar-

ci alla precisa condizione, mai messa in discussione, di potersi sdra-

iare con comodo sul carro non appena c’era un po’ di posto disponi-

bile.

Ci volle mezzo villaggio per separare questi due campioni. Sono inci-

denti comuni lungo queste strade dato che i cani delle locande – al-

meno così pare – non sono disposti ad usare cortesie nei confronti

del loro simili che stanno viaggiando.

Il paesaggio era impressionante nella sua spoglia grandezza.

 

thomas ender 21

 

I versanti delle montagne, quando non scendono verticali, sono co-

stituiti da enormi ghiaioni, sui quali stentano dei radi faggi, già con i

colori dell’autunno e rosseggianti come braci quando vengono illu-

minati dal sole.

Si dice che questa zona sia esentata da ogni genere di imposte in

considerazione dell’estrema povertà del suolo; l’unico terreno colti-

vabile, da noi incontrato, è una striscia erbosa ai lati del torrente che,

nel fondo della gola, corre spumeggiante fra rocce biancastre. Le

frane sono causa, quivi, di frequenti e gravi distruzioni. Giungemmo,

infatti, in un posto dove, da un canalone, era rovinato, in tempi recen-

ti, un ammasso enorme di detriti, sconvolgendo il fondo della gola per

circa un miglio e impedendo il passaggio dell’acqua come una gigan-

tesca diga.

 

emil kircher 1

 

Sul versante opposto dei grandi blocchi di roccia erano stati scagliati co-

me spruzzi fangosi. Se ciò si fosse verificato poche yarde più in basso,

la strada sarebbe rimasta distrutta da quell’impatto terribile. Immaginarsi

lo spettacolo ed il frastuono. Nel canalone lontano, l’origine della catastro-

fe è segnata da una enorme cicatrice. E’ molto piacevole in un bel pome-

riggio come questo, quando ogni cosa è punteggiata d’oro e d’argento,

quando le forze della natura riposano, starsene in fila, come noi, ad os-

servare i segni di quella terrificante devastazione.

Penso però che in primavera, quando si fa minaccioso il pericolo delle

valanghe, chi viaggia sia poco propenso alla contemplazione e cerchi

di fare in fretta il percorso o torni impallidendo sui suoi passi appena o-

de un cupo rimbombo fra quei dirupi sconvolti.

 

jg8bis

 

Più avanti la valle si restringe ancora e la corrente impazzisce fra le rocce.

Lo scroscio si perde in un sordo rumorio lontano; se ne cerchiamo l’origi-

ne nulla si vede se non una forra che si restringe in fessura, seminasco-

sta dai cespugli. C’è qui un ponte e sporgendosi oltre il parapetto potete

vedere una voragine che fa venire i brividi, in fondo alla quale qualcosa di

nero si muove.

I resti del vecchio forte si trovano su uno sperone al fianco del pauroso

baratro, che impedisce di avvicinarsi da quella parte, mentre dalla parte

opposta si eleva una parete verticale di roccia dalla quale sarebbe im-

possibile calarsi. Per chi è profano di cose militari appare incompren-

sibile come il forte possa essere stato espugnato dai francesi, fosse-

ro sei oppure settantamila.

Il coraggioso capitano Hermann cadde nell’assalto finale, con la spada

in pugno e si potrebbe credere che avesse atteso che gli fossero ben

vicini.

 

guglielmo ciardi 5

 

La vicenda si chiarisce conoscendone i dettagli.

La sera del 15 maggio 1809, l’avanguardia della colonna nemica giun-

se al passo e cercò di difendersi dal fuoco del presidio, apprestando del-

le fortificazioni. Un violento sbarramento dell’artiglieria la costrinse a riti-

rarsi, ma durante la notte furono ultimate le difese e di primo mattino fu

aperto il fuoco contro il forte, senza ottenere però alcun risultato.

Ogni tentativo di avvicinamento fallì con perdite per gli attaccanti.

Si ricorse a delle trattative ma niente poté scuotere il risultato di Her-

mann. Egli rifiutò decisamente di arrendersi.

Si escogitò allora un altro piano.

Il forte di Malborghetto, presso Pontebba, era già caduto e alcuni dei

prigionieri, che vi erano stati catturati vennero inviati al forte in modo

che, conoscendone la sorte e quella del paese, già caduto in mano

nemica, la loro tenacia venisse meno.

 

guglielmo ciardi 6

 

La risposta di Hermann fu ferma: ‘La difesa del forte mi è stata affidata.

Non temo la morte, morirò sul campo dell’onore’.

I francesi si prepararono allora all’assalto e fra rulli di tamburo e urla d’-

incitamento vennero mossi disperati attacchi contro la posizione, ma il

cannone e le armi dei difensori li respinsero, tanto che cominciarono a

dubitare di poterla spuntare. Improvvisamente una fiammata divampò

in mezzo alle opere di difesa, accolta con alte grida dai francesi.

Quattro compagnie di guastatori, dopo aver scalato con infinita difficoltà

i dirupi retrostanti, erano riusciti a lanciare della pece incendiata sui rico-

veri della guarnigione. In un attimo tutto andò in fiamme, il fuoco si este-

se con terribile rapidità e l’attacco fu ripreso con rinnovato vigore.

 

nono luigi 4

 

Ridotto alla disperazione Hermann gridò ai suoi: ‘Fuori compagni! Il nemi-

co non deve averci vivi!’. E tutti si lanciarono in disordine e con selvaggio

impeto contro le fitte schiere nemiche. Hermann cadde subito ripetutamen-

te colpito e con lui morirono quasi tutti gli eroici difensori del Predil.

E così quella incombente parete rocciosa, impossibile da scalare, fu la

loro rovina.

Guardammo con rispetto quel luogo selvaggio che sessant’anni prima era

stato avvolto dalle fiamme e risuonava del fragore della battaglia. Se qual-

che disgraziato precipitò in quel cupo abisso fu davvero un terribile destino

il suo.

Gli austriaci, come si è visto, hanno spostato ora la fortificazione a circa

cinque miglia dall’ingresso della gola, sulla sommità del passo, in una po-

sizione difficile per l’invasore eventuale e con maggiore vantaggio per loro.

Dietro il forte, la strada, che si arresta davanti al precipizio, entra in una

breve galleria e vicino, nella roccia, vi è una lapide, sormontata da uno

stemma e recante nome e titolo di un illustre ‘ben nato’, e ora certamen-

te ‘ben morto’, che nel medioevo vi costruì per primo un fortilizio……

(Gilbert/Churchill, Le montagne Dolomitiche)

 

 

 

 

 

 

nono luigi 6

 

AL DI LA’ DELLA LINEA NEMICA: gli inglesi (4)ultima modifica: 2014-01-14T13:00:14+01:00da giuliano106
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