18/05/2012

80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO (6)

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....Transamericano per le pianure gelate del Middle West.

E la cosa vien fatta nonostante gli scherzi mancini del poliziotto Fix

tanto tenace e ostinato quanto il suo inconsapevole avversario.

Questo solerte detective convinto di avere in mano l'autore di un grosso

furto compiuto ai danni della Banca d'Inghilterra, compie anche lui

il giro in 80 giorni alle costole del distinto membro del Reform Club,

senza risultato pratico che un bel saggio di pugilato francese ai suoi

danni da parte di Gambalesta, in un punto imprecisato dell'Oceano

Pacifico, e un altrettanto perfetto saggio di pugilato inglese da parte

dello stesso Fogg negli uffici di polizia di Liverpool, nonché un campione

di pugni americani in un meeting di San Francisco per l'elezione del

giudice di pace.


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Un fatto imprevisto risolve trionfalmente l'avventuroso viaggio del

gentiluomo, per il quale l'imprevisto non esisteva. Quando, giunto a

Londra un giorno prima del termine fissato, per via del viaggio compiuto

in senso contrario al movimento apparente del sole, Fogg è convinto

di aver mancato la vittoria per un ritardo di dieci minuti, l'inattesa offerta

di matrimonio di mistress Auda, la vedova parsi con gli occhi 'limpidi

come i laghi dell'Himalaia' porta Gambalesta, uscito in cerca di un

sacerdote, a scoprire all'ultimo momento che il calendario del suo esattissimo

padrone anticipava di un giorno su quello del Regno Unito.

La bella avventura ha quindi un lieto fine nel lieto mondo che marciava

con sereno ottimismo come un espresso a vapore senza sapere che davanti,

in un punto qualsiasi, mancava un pezzo di binario....


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(...Ho riproposto a voi questo lontano articolo del 953, per rintracciare quel

pezzo di binario mancante, quando lo stesso articolo è qui riportato alla

vigilia, ma che dico, alla convergenza di interessi di tanti e troppi stati, che

uniti nell'intento di una, dicono risoluzione interventista, portano la pace

con la guerra, alla data odierna di un futuro sperato.

Fra gli innumerevoli focolai che infiammano il mondo intero, nel momento

in cui scrivo, la situazione alquanto delicata della Libia, ed il suo dittatore,

fino a qualche giorno fa, portato ad esempio di una rinnovata emancipazione

all'interno della lega Araba, desta l'attenzione internazionale.

Ed ecco come per incanto che il signor Fogg, si appresta di nuovo ad affrontare

il giro del mondo. Questo giramondo, in realtà, è distante mille miglia dalla

bontà creativa dall'utopismo del genio di Verne, il quale aveva una visione

del mondo compresi i cittadini che lo abitano, ed i suoi lettori, sicuramente più

ottimistica e felice; guardava cioè al futuro, immagginandolo fra l'altro con

ammirata fantasia ed intuizione, con egualitario ottimismo di una civiltà che

volgendo al progresso può cancellare divari, fra ricchi e poveri, fra paesi incivili

e quelli forse più civili.

La realtà odierna rispetto quella di allora era ed è sicuramente differente,

peggiore. Fino alla tristi vicende in cui il sogno utopistico di Fogg si confonde

del tutto in un interesse immutato di rinascita coloniale di Conradiana

memoria, dove i due diversi schieramenti hanno trovato conferma delle

loro perenni divergenze e visioni di una stessa società, in eventi apocalittici,

e dove il ricordo storico del Medioevo riprende il suo insperato vigore.

Certamente il signor Fogg non si troverebbe a suo agio, in questa situazione

dove il progresso è confuso con la più inutile guerra, dove il mai morto

colonialismo ha abdicato il passo ad un conflitto senza coscienza e senza

diritto alcuno. Dove il petrolio è l'unica grazia e Graal per ogni nefandezza,

dall'uno all'altro schieramento. Preferisco allora immaginare il mondo, e le

avventure in esso, come le descrive la penna di Verne, e trasporle per quanto

mi è possibile a voi, pur adoperando mezzi moderni per apportare un sogno

non dico antico o antiquato, ma sicuramente più sano, che gli stessi mezzi

offrono quotidianamente per un sogno onirico artificioso e malsano per cui

molto spesso si uccide e confonde.

Viaggiare in quel modo permette ancora di sognare, così come speravano i

nostri nonni; adesso il 'nuovo Fogg', viaggia come sempre ha fatto, ma per

intenti e scopi diversi, dove gli interessi e le finalità non sono quelle di un

gentiluomo armato del suo sano utopismo, ma bensì intenti e scopi utilitaristici

giustificati da cavilli burocratici, i quali per gli stessi motivi, e artificiose nonché

cavillose fandonie si apporta il terrore, la morte, la distruzione, la più nera

distruzione, solo per il nero...oro nero!

Certo da questo articolo del 953 e conseguente rivoluzione industriale sono stati

fatti passi da gigante, ed oggi da quel giro del mondo e il sogno che celava, si sono

rivelati per diversi intenti economici e motivi, ben altri viaggi.

Ben altri viaggi la macchina portentosa del vapore ha stimolato, motivato,

suscitato, finanziato nelle segrete viscere della terra, scordando della sua Anima,

e della sua certa provenienza, per altri tesori o ori nascosti.

Lo chiamano oro nero.

Li chiamano residui tossici di scorie nucleari, che famigerati batteri potrebbero

distruggere, e appenano di conseguenza gli animi degli intrepidi 'nuovi

viaggiatori'.

Anche io ho sognato con Verne, ed ancora oggi, come allora, mi entusiasmo a

rileggere le sue pagine. Mi entusiasma il ricordo che mi divide fra la fantasia di

quei viaggi, e l'attuale stimolata da nuovi ed intraprendenti viaggiatori.

L'odierno viaggiare non conosce più ostacoli nella sua quotidiana esperienza,

non è più avventura, è comoda consuetudine in cabine extra lusso pressurizzate,

con schermi al plasma 20 pollici a stimolare una fantasia cerebrale persa nelle

pieghe del nuovo progresso. Dove turisti ipertecnologici si affannano in schermi

al plasma dimenticando il costo ed il sacrificio di quanto a loro concesso, ma

soprattutto dimenticando o forse non avendolo mai conosciuto, tradendo per

sempre il sogno di Verne ed del suo Fogg.

I tempi si sono ridotti, a dispetto della Povera Terra martoriata da incresciosi e

intraprendenti personaggi, che con i gentiluomini di un tempo, poco o nulla

hanno da condividere, eccetto che strane coincidenze linguistiche. Ed eccetto

che, datate abitudini da circolo privato dove il conto bancario sembra mai

estinguersi, proprio per quell'innata capacità di considerare il mondo non

come una scommessa contro il tempo, il luogo, le genti ed altro, ma bensì come

l'arte di manipolare lo stesso per le proprie esigenze personali unite agli

interessi di una classe sociale elevata che si racconta paladina di un mondo

civile contro un 'altro' incivile...ed i loro strani dittatori.

La martoriata Terra, che per farci sognare ancora, deve sacrificare la sua

Anima, il suo principio, la sua natura, ed il viaggio si riduce ad un fenomeno

'onirico' o peggio ...'digitale', di cui la mente rimane vittima di una condizione

'neurologica' passiva, dove si subisce il fascino di un viaggio lisergico in 3D,

completamente estraneo al mondo circostante.

Preferisco ben altri 'viaggi', 'traguardi', 'sfide', che sappiano mantenere inalterati

stimoli e passioni, creatività, ed emozioni, così come all'inizio dei tempi Madre

Natura e con essa l'Universo artefice del principio della vita.....

L'universo...non....

A cura del curatore del blog......24/03/2011)






 

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17/05/2012

80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO (4)

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Del signor Fogg esquire i suoi compatrioti non sapevano altro che

era membro del Reform Club, ove trascorreva con cronometrica

esattezza quattordici delle ventiquattro ore di ogni giorno.

Fisicamente si diceva che rassomigliasse a Byron - nella testa poiché

era senza difetti ai piedi -. Le sue uniche occupazioni erano la

lettura dei quotidiani e il gioco del whist.

La sua capacità più spiccata pare dovesse essere quella di dissertare

con sobria esattezza di argomenti geografici, 'certo era un uomo che

aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno in ispirito...'.

La monotona esattezza con cui regolava i suoi atti, gli aveva procurato

fama di eccentrico.


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La regolarità con la quale destinava le sue vincite al gioco ad opere di

carità facevano supporre che avesse nobile sentire. Che fosse uomo d'

onore restava sottointeso, avendo egli la duplice qualità di gentiluomo

britannico e di membro del Reform Club.

La sua sostanza ammontava a 40.000 sterline depositate presso i Fratelli

Baring. La metà le arrischia alla pari nella nota scommessa, 19.000 ne spende

per portare a termine il viaggio.

Poiché era di quella razza di inglesi che fanno visitare dal loro servo i paesi

che essi attraversano, per la maggior parte del viaggio regola le sue occupazioni

sostituendo soltanto lo studio del Bradshaw alla lettura dei quotidiani:

il whist resta la sua attività preminente.

Ma Verne nel tratteggiare con una certa bonaria ironia il suo personaggio gli

ha dato le due qualità che dell'opinione comune andavano unite al ritratto

ideale del gentlemen britannico: non stupirsi mai di nulla e saper stupire

gli altri.

E' questa regola dell'eccentricità che i contemporanei di Verne ritenevano

patrimonio ereditario dei cittadini britannici di classe elevata.

(continua....)





 

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16/05/2012

80 GIORNI PER IL GIRO DEL MONDO (2)

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La prima volta che venne circondata tutta la balla del mondo, per dirla

con il Ramusio, fu soltanto poco più di quattro secoli, fa.

Fu una impresa grande e tragica che procurò al suo sfortunato protagonista

fama di essere stato il più grande navigatore di tutti i tempi.

Ferdinando Magellano, portoghese, era partito con navi spagnole e al servizio

della Spagna il 20 settembre 1519 dal porto di San Lucar di Barrameda.

Diaciannove mesi dopo l capitano generale moriva in combattimento all'isola

di Mactan. E appena il 6 settembre 1522, una sola delle cinque navi della

spedizione, la Victoria, un guscio di noce, con a bordo diciotto superstiti dei

239 marinai e ufficiali partiti, ritornava al porto di San Lucar guidati da

Sebastiano del Cano. Il viaggio era durato poco meno di tre anni ed era

stato compiuto seguendo il cammino del sole, da oriente verso occidente,

seguendo la costa dell'America meridionale, percorrendo lo stretto che

porta ancora il nome del valoroso capitano generale, attraversando l'

Oceano Pacifico e riguadagnando l'Europa dopo aver doppiato il Capo

di Buona Speranza.

La spedizione, che fu probabilmente la più importante impresa geografica

dopo la prima navigazione di Colombo, diede, a conti fatti, anche un utile

commerciale. I 533 quintali di garofani portati in Spagna, nella stiva della

Victoria, dalle isole delle spezie, bastarono a ripagare, con ampio margine,

le perdite di beni e di navi.


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Fra i 18 superstiti della Victoria v'era anche quell'Antonio Pigafetta, patrizio

vicentino e cavalier di Rodi, che diè conto per iscritto del viaggio notando

anche il singolare fenomeno dello spostamento della data, che permise al

Verne di architettare il finale a sorpresa del suo romanzo e al suo eroe di

vincere la grossa scommessa che l'ottusa solerzia del poliziotto sembrava

avergli fatto perdere per dieci minuti.

Giunto alle Isole di Capo Verde il Pigafetta, che aveva compiuto il giro del

globo verso occidente, si accorse che il calendario di bordo era in ritardo di

un giorno rispetto a quello degli isolani.

- Incaricammo i nostri del battello di chiedere, quando andavano a terra,

che giorno fosse: e ci dissero che per i Portoghesi era giovedì. Ci meravigliammo

molto perché per noi era mercoledì e non potevamo capire come mai avessimo

errato......

(continua.....)




 

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15/05/2012

NEGLI STESSI ANNI (il brigante Musolino visto da Cesare Lombroso)

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negli-stessi-anni-12.html



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E' noto in qual modo sia stato arrestato il già troppo celebre brigante

Musolino, pel quale era indetta una taglia di 50.000 lire e furon messi

in moto fin 1000 tra soldati e carabinieri; ed eransi esauriti tutti gli

espedienti - dell'agguato, del ricatto, della donna ammaliatrice, perfino

dell'oppio - e speso più di un milione.


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E' stato colto proprio quando le ricerche cominciavano ormai a rilassarsi,

quando ormai erano state rimandate le guardie e la truppa, tranne i

carabinieri.

Il merito dell'arresto non si dovette invero ad alcuna delle armi della

pubblica sicurezza, poiché fu preso dai carabinieri in iscambio di non so

qual malvivente nei dintorni di Cagli, a quasi mille chilometri dal suo

paese e, soprattutto, grazie ad un filo di ferro da cui erano sostenute delle

viti, il quale impedì al bandito di sfuggire loro a tempo con la sua solita

velocità.


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Un merito solo, però, ebbe l'autorità: quello di aver perseguitato senza tregua

parenti, amici, favoreggiatori di tutti i gradi, per modo da rendergli impossibile

la dimora nel vecchio nido. Finché era difeso dalle roccie, dai boschi e soprattutto

dalle simpatie vivissime dei compaesani, egli era assolutamente imprendibile.

Pur essendo un delinquente nato, per quanto attenuato dalla sua intelligenza,

accenniamo alla sua biografia pur sempre di un criminale. Istinto feritore e


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vendicativo, fino alla prima giovinezza, dagli 11 anni ai 21, commise violazione

di domicilio, porto d'armi e reati di violenza, e ferimento contro il proprio

padre, che lo fecero severamente ammonire e che l'avevano messo a capo della

maffia del suo paese; una inettitudine a continuato lavoro, mentre con la sua

agilità e forza avrebbe potuto guadagnar molto come boscaiolo; per l'incoscienza

completa, ch'egli mette nei reati spesso da lui anzi considerati come un

dovere, e che mescolandosi a quella specie di megalomania, così frequente

nei criminali-nati, giungeva al punto di fargli chiedere al prefetto, prima di

consegnarsi, il permesso di freddare due nemici che gli erano fuggiti di mano.


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Fu detto che egli non era un vero delinquente perché aveva risparmiato parecchi

carabinieri - che egli avrebbe potuto colpire in agguato - e perché qualcuno

dei pretesi suoi nemici non colpiva mortalmente, ma alle gambe, misurando,

si potrebbe dire, con una giustizia barbarica, ma misurando la pena; se non

che ciò si spiega per quella intermittenza e contraddizione degli istinti, che

è speciale appunto agli epilettici; e così, mentre conservava amorosamente

un ciuffo dei capelli della zia Filasto e mentre pare così amoroso dei suoi,

specie delle sorelle, quando il Raffo tentò persuaderlo a presentarsi per

poter liberare i suoi parenti per causa sua incarcerati:

- Lasciateveli marcire, rispose, io voglio essere libero.


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Il fatto, però, è che uccise anche delle donne, solo perché erano vicine ad

uno dei pretesi suoi nemici, come la Crea, che nulla gli aveva fatto di male;

e ammazzò Marte dinanzi ai suoi parenti, incrudelendo, in compagnia di altri

due banditi, su lui agonizzante, dopo avergli promesso di perdonare un

tentativo di tradimento e dopo aver mangiato insieme delle frutta; e non

solo uccise il fratello dello Zoccolo pel solo fatto di essere suo fratello, ma

sparò più volte sul suo cadavere, messo a bersaglio contro il muro, e immerse

le mani nelle sue viscere sanguinanti.

Il fatto è che di 24 fra omicidi o tentati omicidi, non una volta egli sentì rimorso;

e che se egli beneficò di 10 lire una povera ragazza che egli aveva parlato

bene di lui non conoscendolo, sono di quei tratti di generosità che usano sempre

tutti i banditi - Buffaleri, per esempio - per farsi perdonare dagli uni i delitti

contro gli altri, regalando sempre del danaro che non costa loro nulla.

La vanità e la megalomania di Musolino hanno per contenuto la fede d'esser

un onesto giudiziere, ordinariamente, si dilunga a far l'apologia di sé medesimo,

a dettare le sue memorie. Ha fede così profonda nella sua onestà, o meglio

è così invasato dalla sua artificiosa personalità novella, che crede e spera

davvero di ottenere la grazia reale, e non fa che domandare di telegrafare

e scrivere al Re; al comm. Doria, che gli rimproverava di avere ucciso un

carabiniere che faceva il suo dovere, risponde:

- Anch'io avevo un dovere da compiere!

Accusato di violenza e di rapine, esclama:

- Mi sarei ucciso se avessi rubato o violentato!

Spesso diceva, con la soddisfazione dell'uomo virtuoso:

- Sono un galantuomo!

(C. Lombroso, Delitto, genio, follia)





 

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14/05/2012

NEGLI STESSI ANNI (pionieri dell'ecologia: John Muir)

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Quando Muir sbarca a San Francisco la ferrovia che collegherà la costa

atlantica con il Pacifico non è ancora terminata; la via più breve per la

California passa da Panama: due viaggi in nave con l'intermezzo di un

viaggio in treno.

La California è terra di frontiera: voci di investimenti così redditizi da

raddoppiare il capitale ogni due anni, di una terra fertile oltre ogni

immaginazione, di fortune colossali nascoste negli atti delle concessioni

minerarie percorrono l'America esasperata dalla Guerra Civile e richiamano

folle.


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San Francisco cresce a ritmo frenetico, le attività commerciali si moltiplicano,

lo sfruttamento delle risorse procede avido e disordinato.

Muir sbarca a San Francisco attratto non dalla prospettiva del denaro ma

dal mito di una natura che non ha l'eguale al mondo. Quello che vede quando

si inoltra nella Sierra è superiore a ogni aspettativa: dopo il viaggio nella

Sierra, Muir si stabilisce in una piccola capanna di tronchi ai piedi di Yosemite

Fall e vi resta sei anni.

Osserva, contempla, studia.


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Nel 1871 comincia a pubblicare i risultati delle sue osservazioni: le sue teorie

sull'origine glaciale della valle susciteranno lo sdegno e lo scherno dei più

eminenti glaciologi dell'epoca, ma alla fine si rileveranno corrette.

Scienziati, scrittori, pensatori cominciano a fargli visita.

Un giorno compare Ralph Waldo Emerson, il più influente pensatore americano

dell'epoca. Ha 68 anni; quando se ne va, alla lista dei saggi che ha conosciuto

aggiunge il nome del poco più che trentenne rustico boscaiolo che lo ha

portato ad ammirare le sequoie di Mariposa Grove.


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Qualche anno dopo Muir comincia a passare gli inverni a San Francisco,

soprattutto per scrivere. Ai mesi sedentari seguono lunghe esplorazioni.

Nel 1879 visita l'Alaska: altra grande passione della sua vita.

Vi tornerà altre cinque volte, scoprirà ghiacciai e baie sconosciute, scalerà

montagne.


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Nel 1880 sposa la figlia di un frutticultore e per poco meno di un decennio

si dedica all'azienda del suocero. Nel 1889 gli amici lo convincono che la

causa della difesa della natura ha bisogno di lui: lo schivo amante della

wilderness dedicherà gli ultimi quindici anni della sua vita a combattere

per la creazione di aree protette.


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Tutti i parchi americani istituiti in quegli anni a cominciare da quello di

Yosemite, devono la loro esistenza in gran parte alla sua opera. E' un momento

cruciale nella storia dell'Ovest: la frontiera deve darsi una coscienza civile

per diventare stato.

E' una battaglia contro interessi potenti: Muir l'aveva prevista fin dal suo

primo viaggio nella Sierra.

Politici locali, speculatori, industriali del legno, allevatori da una parte; un

manipolo di ostinati dall'altra; un'opinione pubblica distratta nel mezzo.

Muir pubblica un libro dopo l'altro, scrive articoli, porta la gente a vedere

di persona le meraviglie che non si devono abbandonare agli interessi

privati, vince le diffidenze: l'esiguo gruppo iniziale si amplia, nel 1892

viene fondato il Sierra Club, a tutt'oggi forse la più autorevole istituzione

americana per la difesa dell'ambiente.

Muir ne diventa primo presidente.


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Molte vittorie, una grande sconfitta: nel 1913, dopo anni di battaglie, viene

approvata la costruzione di una diga che della valle di Hetch Hetchy farà

una riserva d'acqua per San Francisco: 'l'altra Yosemite' sparirà per sempre.

Muir muore l'anno dopo, amareggiato.

"Col tempo capiranno",....dice.

(J. Muir, La mia Prima estate sulla Sierra)

Di Muir ...:

alberi-secolari-del-bosco.html

un sito....

www.sierraclub.org

un giornale ecologico...

www.terranews.it

alcuni libri....

il viaggio.jpg

giulianolazzari.myblog.it

www.giulianolazzari.com

 

storia di un eretico.jpg

pietroautier.myblog.it

storiadiuneretico.myblog.it

www.giulianolazzari.com

 

dialoghi con pietro autier.jpg

lazzari.myblog.it

www.giulianolazzari.com

 

negli stessi anni (9)

frammenti-in-rima.html





 

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13/05/2012

NEGLI STESSI ANNI (leggende del West: Butch Cassidy & Sundance Kid)

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A diciotto anni, Parker lasciò la sua casa per trasferirsi a Telluride, nel

Colorado, una città mineraria dove trovarono diversi ragazzi irrequieti

provenienti dallo Utah.

Lì fece amicizia con due dei peggiori 'cattivi ragazzi', Tom McCarty e

Matt Warner, il cui lussuoso stile di vita veniva guardato con molta

ammirazione da parte dei contadini della Circle Valley.


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I due formavano il nucleo della 'banda McCarty' e il loro lusso era frutto

di rapine in banca.

Il 24 giugno 1889, Robert Leroy Parker si unì ai due banditi in una rapina

alla banca della Valle di San Miguel, a Telluride. Per fare il colpo, usarono

il classico schema a tre uomini che avrebbero continuato a perfezionare nel

corso degli anni. La tattica prevedeva che un uomo tenesse i cavalli, un altro

la pistola, mentre il terzo doveva prendere i soldi.

Con qualche migliaio di dollari in più in tasca i tre presero direzioni opposte.

Parker andò a nord, verso la zona conosciuta come Brown's Park, l'arido


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e desolato territorio dove il Green River scorre lungo i confini tra lo Utah,

il Colorado e il Wyoming.


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Aveva sentito dire che i fuorilegge vi andavano a nascondersi e, per la

prima volta nella sua vita, si rese conto di aver superato la linea che divide

i ladruncoli occasionali dai veri e propri banditi.

Cosa ne fece dei soldi rubati durante i mesi in cui si fermò in quella zona

non è chiaro. Alcuni andarono sicuramente in vestiti, selle e altre attrezzature

per il cavallo, e per un paio di mesi Parker alloggiò alla fattoria dei Bassett,

per le cui due figlie aveva una particolare predilezione.

Rimasto a corto di denaro, si trasferì a Rock Springs, nel Wyoming, e andò

a lavorare nella macelleria di William Gottsche. Adottò lo pseudonimo Ed

Cassidy, come Mike Cassidy, il 'cattivo maestro' della sua giovinezza.

Ma la gente di Rock Springs lo soprannominò subito Butch Cassidy, nome

con cui Robert LeRoy Parker fu chiamato fino alla leggendaria sparatoria

in Bolivia in cui perse la vita.


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Durante il periodo trascorso tra Rock Springs e Brown's Park, Butch incontrò

i futuri membri della sua banda, il 'mucchio selvaggio'.

Tra questi c'erano Harvey, soprannominato Kid Curry,


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Bill Carver,


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Ben, detto 'lungo texano', Kilpatrick,


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Deaf Charles Hanks, Harry Tracy,


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Bob Meeks, e Elzy Lay,


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che probabilmente fu più vicino a Butch di quanto in realtà

non fu Sundance.

(Dee Brown, Lungo le rive del Colorado)





 

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11/05/2012

STELLE DI PRIMAVERA

 


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Le chiare sere di primavera, con il crepuscolo che si allunga e

l'aria tiepida e profumata, sono propizie alla contemplazione

del cielo.

Appena sceso il buio, le costellazioni dell'inverno non sono

ancora scese, sotto l'orizzonte occidentale, quelle della primavera

salgono verso il meridiano e le costellazioni estive cominciano ad

affacciarsi a oriente.

Può succedere così che siano contemporaneamente visibili più stelle

di prima magnitudine che in ogni altra stagione: Sirio, Betelgeuse,

Rigel e Procione a ovest, Arturo, Regolo e Spica verso sud, Vega a est.

Arturo, nella costellazione di Bootes, il Pastore, è la stella-chiave per

orientarsi nel cielo di primavera.


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Trovarla è molto facile.

Basta seguire la curva ideale indicata dal timone del Grande Carro.

Del resto non si può sbagliare, perché nessuna stella, a parte Sirio, che

ormai scompare nelle foschie dell'orizzonte sud-occidentale, brilla

come Arturo.

Per di più il suo colore arancione è inconfondibile.


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Seguendo ancora la stessa curva, dopo aver incontrato Arturo, ecco

Spica, una stella bianco-azzurra nella costellazione della Vergine.

A questo punto è semplice trovare dei riferimenti per individuare le

altre costellazioni primaverili: il Leone, con Regolo, a ovest di Arturo,

il Corvo a sud della Vergine; la Corona Boreale a est di Bootes; la

Bilancia nella fascia zodiacale a est di Spica.


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Nota anche come 'il bovaro' o 'il bifolco', questa costellazione non

ha un ruolo preciso nella mitologia greca, ma risale probabilmente

a un'epoca ancora anteriore alla civiltà ellenica, testimoniando i

legami tra l'osservazione del cielo e il passaggio alla pastorizia e

all'agricoltura delle società di cacciatori, in epoca preistorica.

Descrivendo il suo ampio cerchio intorno al polo, Bootes custodiva

'septem triones', i sette buoi identificati nelle stelle principali

dell'Orsa Maggiore.

Alfa Bootis è Arturo, un nome familiare che non deve indurre a una

etimologia ingenua: in realtà Arturo è una corruzione popolare del

greco 'arctos-oura', che significa 'coda dell'orsa'. E infatti, questa

stella si incontra proprio sul prolungamento della curva suggerita

dalle tre stelle del timone.

Con magnitudine -0,06 Arturo è la stella più luminosa del cielo

boreale e la quarta di tutto il cielo, dopo Sirio, Canopo, e Alfa

Centauri. Il primato di splendore nell'emisfero celeste nord le

è stato conteso da Vega e Capella, ma le moderne misure

fotometriche non lasciano dubbi, assegnando a Vega magnitudine

0,04 e a Capella magnitudine 0,06.

Arturo è 115 volte più luminosa del Sole, rispetto al quale ha un

diametro 32 volte maggiore ma densità pari ad appena 3 decimillesimi.

Un raggio della luce di Arturo, concentrato opportunamente con il

telescopio da un metro di Yerkes, nel 1933 servì per uno strano rituale:

fece scattare un fotorelais che accese tutte le lampade della Fiera

mondiale del Progresso di Chicago. Allo scopo fu scelta Arturo perché

la Fiera precedente si era tenuta nel 1893, quaranta anni prima, e

40 anni-luce era allora valutata la distanza di Arturo, sicché il

raggio utilizzato per azionare il fotorelais risultava emesso proprio

durante la precedente edizione.

Arturo è importante nella storia dell'astronomia perché detiene alcuni

curiosi primati. Intanto è la prima stella, con l'aiuto del telescopio, sia

stata osservata in pieno giorno.

Avvenne nel 1635.

L'idea fu di Jean-Baptiste Morin, uno degli ultimi astrologi della corte

francese, quello che, chiuso con la levatrice nella stanza da letto della

regina Anna d'Austria mentre partoriva il futuro Luigi XIV, trasse

l'oroscopo dell'infante.


anna2.jpg


Un altro primato è assicurato ad Arturo dal suo moto proprio: tra

le stelle molto luminose è quella che si sposta nel cielo più rapidamente.

Arturo è anche la prima stella di cui si sia cercato di determinare la distanza.

Proprio per il suo notevole 'moto proprio' si riteneva che fosse particolarmente

vicina, e quindi che avesse una parallasse abbastanza ampia.

Ci provò l'italiano Piazzi, ma senza risultati apprezzabili.

L'impresa riuscirà poi nel 1842 a Peters, che stimò la sua distanza in 27 

anni-luce, dieci meno del vero.

Infine un altro primato di Arturo sta nel fatto che fu la prima stella di cui

sia stata misurata la temperatura per mezzo di un fotogalvanometro nella

seconda metà del secolo scorso. Con i moderni sensori infrarossi si

è potuto precisare che Arturo ci 'riscalda' come una candela accesa a

8 chilometri di distanza. Dallo spettro di classe K si può dedurre che

la temperatura superficiale di Arturo è di 4200° Kelvin, all'incirca

quella delle macchie solari. 


macchiesolari.jpg


Da un punto di vista fisico, si sa ancora molto poco di Arturo, perché,

non essendo una doppia, è difficile stimare correttamente la sua massa.

Infine per ciò che concerne Arturo, essa appartiene all'alone galattico, è

una stella di Popolazione II, e dunque vecchissima: diciamo qualcosa 

come 10 miliardi di anni, il doppio dell'età del Sole. 

Ecco un ultimo primato di Arturo: è certamente la più anziana tra le 

stelle visibili a occhio nudo. 




 

 

 

PS1blog.jpg

 

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10/05/2012

O MISOPOGON

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Eretico, gnostico.....ed apostata:

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Oggi, infatti, sembra tanto disonorevole coltivare la

poesia quanto lo sembrava un tempo arricchirsi diso-

nestamente.

Certo, non per questo rinuncerò all'aiuto che può ve-

nirmi dalle Muse. Ho visto anche i barbari, al di là

del Reno, cantare canti selvatici, composti proprio

come gracchiano gli uccelli che sollevano urla aspre,

e godere nei canti. 

Penso infatti che capiti la stessa cosa ai cattivi cantori,

insopportabili al pubblico, gradevolissimi a sé stessi;

e anch'io, volgendo questo nella mente, sono solito

ripetere a me stesso il detto di Ismenia, certo non con

identico fondamento, ma, come sono persuaso, con

uguale fierezza:

che canterò per le Muse e per me stesso.

(Giuliano Imperatore, Misopogon)

 

 

 

 

 

o misopogon

  

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